Categoria: _

_

Viaggio a Torino

Andare con i ragazzi a Torino è stato come costruire un ponte tra gli argomenti che sono stati affrontati in classe e la realtà pulsante del mondo esterno. È stato come far prendere vita alle pagine studiate a scuola: la storia è stata toccata nelle stanze dei musei, la geografia vissuta attraverso gli spostamenti e l’arte si è svelata in una pinacoteca.

Portare i ragazzi fuori dalla scuola è stata un’esperienza che li ha portati a saper leggere il territorio, a confrontarsi con contesti nuovi ed allenare lo sguardo alla curiosità. È così che i ragazzi comprendono che il sapere non è un concetto astratto, ma la chiave per interpretare il mondo che li circonda e capire da dove hanno origine gli eventi che viviamo oggi.

Inoltre, ogni viaggio porta con sé una crescita personale: si impara l’autonomia nel gestire il proprio bagaglio, i tempi degli spostamenti, i propri bisogni, si impara a gestire la convivenza e il rispetto per ciò che è “altro”.

Noi di Oltrescuola non la chiamiamo gita, ma viaggio!

Il viaggio non è solo uno spostamento da un luogo ad un altro, ma un modo per allontanarsi, a volte anche perdersi, per poi ritornare e ritrovarsi più sicuri di prima. Il viaggio ti porta a lasciare alle spalle ciò che è già noto per abbracciare l’ignoto, trasformando ogni esperienza in un pezzo di consapevolezza in più. 

Viaggiare significa spogliarsi dei pregiudizi e guardare attraverso gli occhi degli altri e comprendere che il mondo non finisce dove arriva il nostro sguardo, ma dove decidiamo di fermarci.

Questo è quello che vogliamo far vivere ai ragazzi quando organizziamo un viaggio insieme a loro!

Pedagogista, Rosalba Bratta

_

La scuola come primo luogo di cambiamento

Credo che la scuola possa essere il primo vero luogo di cambiamento.

Ogni giorno vedo quanto una parola, uno sguardo o una scelta consapevole possano trasformare un clima di paura in un ambiente di fiducia.

Questo è quello che i ragazzi si aspettano dalla scuola!

Una scuola dove gli insegnanti sappiano ascoltare guardando i ragazzi negli occhi dando priorità ai loro stati d’animo e non ai programmi ministeriali, questo comporta fermarsi per dare il tempo ai ragazzi di aprirsi ad un dialogo autentico nel quale non si sentano giudicati, ma aiutati o semplicemente supportati.

Una scuola che aiuti i ragazzi a comprendere il significato di responsabilità e conseguenza di fronte ad un comportamento non corretto, piuttosto che punirli con una nota o un sei in condotta. La punizione, senza consapevolezza, porta i ragazzi ad un atteggiamento di sfida che li spinge ad andare oltre per vedere se qualcuno riesce a fermarli, a dare un limite, questo per loro significherebbe essere visti, essere guidati.

Si parla tanto di assenza di empatia da parte dei ragazzi, ma a pensarci bene: quanti adulti sono capaci di entrare in empatia con loro? Quanti insegnanti e genitori conoscono realmente le difficoltà dei ragazzi, le loro sofferenze, le loro solitudini, le loro paure? Riconoscerlo non significherebbe essere empatici?

La scuola ha bisogno della collaborazione dei genitori per educare i ragazzi e possiamo averla  solo se i genitori diventano consapevoli e responsabili del loro ruolo, molti ragazzi oggi sono fragili e questa fragilità trova una radice nell’atto educativo dei genitori. La scuola, se qualificata e competente, può creare un dialogo che supporti i genitori e li renda consapevoli del loro ruolo accompagnandoli in un percorso di crescita comune attraverso incontri di formazione, cineforum, colloqui individuali finalizzati al confronto e non al giudizio.

Tutto questo significa costruire, ogni giorno, una cultura del rispetto e della cura reciproca che porterà i ragazzi ad integrarsi nella società con valori autentici.

Non servono grandi sfide, serve tornare alla semplicità dei piccoli gesti quotidiani sia a casa che a scuola!

Pedagogista, Rosalba Bratta

_

Ormai siamo tutti BES, DSA, ADHD

Quando la scuola era scuola di vita, quando era lenta, quando rispettava i tempi dei bambini, quando aiutava e non giudicava, i bambini terminavano il percorso scolastico con risultati, chi più chi meno, positivi.

Quando a scuola non c’era l’aspettativa del voto più alto, non c’era la gara a chi finiva prima il programma, non c’erano tanti insegnanti in ogni classe, non c’era l’invadenza del genitore, i bambini erano protagonisti del loro apprendimento.

Quando a casa i genitori erano presenti, quando non programmavano la vita dei figli con mille attività, quando non c’erano gli schermi ad intrattenere i figli, quando la noia era concessa, quando si cenava tutti insieme, i bambini avevano il senso di appartenenza e di base sicura.

Oggi, di fronte alle diverse difficoltà, a volte anche fisiologiche, che i bambini incontrano nel loro processo di crescita, la famiglia e la scuola hanno la tendenza a psicoanalizzarli piuttosto che andare ad indagare la gestione educativa per essere supportati adeguatamente, e gli insegnanti riconoscere le loro difficoltà per essere formati professionalmente.

Mi chiedo come possono le diagnosi aver avuto un’impennata così straordinaria.

E se la diagnosi fosse errata o impropria, o di “comodo”?

Pedagogista Rosalba Bratta

_

Open Day – Prima Elementare OltreScuola

Scegliere la scuola: un atto di consapevolezza

📅 Sabato 17 gennaio 2026 – ore 10.00
📍OltreScuola – via Martiri delle Foibe, 1 – Putignano (Ba)

Scegliere la scuola per i propri figli richiede un atto consapevole e responsabile che influenzerà in modo significativo il loro percorso di crescita. Per questo abbiamo deciso di organizzare un secondo Open Day, pensato come momento di confronto e restituzione.

Sarà una mattinata insieme a Rosalba Bratta, fondatrice di OltreScuola, dedicata a chi desidera chiarire gli ultimi dubbi, approfondire alcuni aspetti del nostro progetto educativo pedagogico o semplicemente non ha potuto partecipare alla precedente data.

Sempre più genitori scelgono la nostra realtà perché non cercano solo un bravo insegnante, ma un insegnante con un’alta formazione pedagogica. Una figura capace di riconoscere i bisogni dei bambini per accompagnarli e sostenerli nel loro percorso quotidiano.
Ecco cosa approfondiremo insieme:

La nostra visione pedagogica

La nostra didattica

Il metodo “cognitivo emozionale”

Presentazione degli insegnanti

Il calendario scolastico

Supporto alla genitorialità

Gli ambienti scolastici e i nostri materiali

Testimonianze delle famiglie che stanno vivendo OltreScuola

I costi e le informazioni organizzative

L’Open Day del 17 gennaio sarà un’occasione per guardare, ascoltare, confrontare e scegliere con maggiore consapevolezza la scuola che più rispecchia la vostra visione educativa.

Come partecipare

La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati.
👉 Per confermare: WhatsApp 346 8285946
👉 Oppure scrivi a info@oltrescuola.it

Vi aspettiamo per raccontarvi chi siamo e come lavoriamo ogni giorno con i bambini.

_

Perché è importante parlare di affettività e sessualità sin dalla scuola primaria

Vorrei scrivere una lettera al Ministro Valditara per spiegare quanto sia importante affrontare con serietà e competenza i temi legati all’affettività e alla sessualità sin dalla scuola primaria.
Parlarne non è solo un fatto naturale, ma anche culturale: riguarda la possibilità di apprendere, di costruire consapevolezza, di ricevere informazioni corrette. Ed è proprio per questo che la scuola non può sottrarsi.

Molto spesso, di fronte a questi argomenti, gli adulti scelgono il silenzio.
Un silenzio che però non protegge: crea tabù, genera censure, rallenta e condiziona negativamente i processi di crescita.
Quando il mondo adulto tace, a parlare sono i social. E i social, oggi, rappresentano un ecosistema che troppo spesso trasmette contenuti distorti, superficiali, sbagliati e talvolta inquietanti.

Parlare di sessualità in modo sereno e adeguato all’età consente agli adulti — insegnanti e genitori — di aiutare i bambini e i ragazzi a integrare questo tema nel loro progetto di vita come componente di benessere.
Serve un clima emotivo disteso, un linguaggio chiaro, semplice, positivo.
Serve la presenza dell’adulto che accompagna, ascolta e risponde, invece di lasciare che siano altri a farlo.

Perché, se non saremo noi a parlarne, lo faranno i social al nostro posto.
E lo faranno nel modo peggiore, con il rischio concreto di trasmettere messaggi violenti e profondamente distorti sull’affettività e sulla sessualità.

Affrontare questi temi a scuola non significa anticipare esperienze, ma offrire strumenti. Non significa sostituirsi alla famiglia, ma affiancarla.
Significa garantire ai bambini il diritto di crescere in un contesto che dà parole corrette alle domande che già hanno, e che avranno sempre di più.
La scuola è il luogo dell’educazione e della relazione.
E l’affettività, prima ancora della sessualità, è parte integrante del loro modo di stare al mondo. Ignorarla non la cancella: la rende solo più fragile nelle mani sbagliate.

Pedagogista Rosalba Bratta

_

Un’esperienza al Teatro Petruzzelli: quando la bellezza diventa apprendimento

Quando usciamo con i ragazzi dalla scuola non è mai per caso. Ogni uscita, ogni incontro, ogni occasione che viviamo fuori dalle nostre aule nasce dal desiderio di offrire loro un’esperienza che, in qualche modo, possa servire nella vita. Crediamo profondamente che l’educazione non sia confinata tra quattro mura, ma si nutra di ciò che incontriamo: luoghi, persone, emozioni, stupore.
La scelta di portarli al Teatro Petruzzelli di Bari nasce proprio da questo.
Dalla volontà di far prendere consapevolezza ai ragazzi di avere, nel nostro territorio, uno dei teatri più belli del mondo: il quarto più grande d’Italia, un luogo che custodisce storia, arte, cultura e una bellezza capace di lasciare senza parole.
La straordinaria rappresentazione affidata al grande compositore Nicola Piovani ha reso fruibile ai ragazzi l’opera mitologica Il filo di Arianna. Una narrazione antica, cantata dagli attori e accompagnata da un’orchestra dal vivo, con scenografie di una bellezza fuori dall’ordinario.
Un intreccio di musica, voce e immagini che ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi al mito attraverso un linguaggio immediato, potente, emotivo.
Osservare i loro volti mentre si emozionavano davanti a tanta immensità è stata la conferma del perché facciamo ciò che facciamo ogni giorno.
È la ricompensa del lavoro costante che portiamo avanti nelle classi sulla bellezza in tutte le sue forme.

Pedagogista Rosalba Bratta

_

Ragazzi tra tecnologia e sport

Non sappiamo dove arriveremo nel corso degli anni, ma so per certa che la strada che i ragazzi stanno intraprendendo non li porterà da nessuna parte!
Pensano sempre di meno, riflettono sempre di meno, si scambiano conversazioni per messaggi e si incontrano sui social. Non si fanno più domande, hanno sempre meno interessi personali e culturali e lo sport non ha più i fuoriclasse di una volta. Mancano di attenzione e concentrazione, hanno disturbi dell’umore e stati d’ansia costante. Sono passati da un’identità reale ad una virtuale e ancor peggio a quella proiettiva riuscendo a fatica a distinguere la realtà dalla finzione.
La famiglia, la scuola e tutte le agenzie educative non solo possono, ma hanno il compito di intervenire con consapevolezza per trovare un punto di forza per far fronte a questo scenario.

Rosalba Bratta

_

Libro d’autore

Questo libro è il risultato di anni di osservazione e di studio che l’autrice continua ancora ad approfondire sui processi educativi e di apprendimento di bambini da tempo “traghettati nel dolce naufragar dell’educazione”. Traghettate è sinonimo pietoso di trascinate, in una scuola-torrente che privilegia la “cieca obbedienza” e fa l’esatto contrario di quel che dovrebbe: anziché tirar fuori butta dentro.

Presentazione a Bari


È un libro che fa riflettere sul compito della scuola che ancora oggi prepara al passato, ignora il presente esclude il futuro, che somministra compiti e voti come un medico prescrive medicine mirando ai sintomi e non alla malattia.
Rosalba Bratta suggerisce come abbassarsi, anzi issarsi all’altezza dei bambini e pensare ad una scuola a loro immagine e somiglianza tagliata sui cinque bisogni: fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, sociali ed evolutivi.

Presentazione ad Acquaviva delle Fonti


Una scuola senza voti, senza compiti a casa senza l’obbligo primitivo di restare inchiodati al banco, una scuola che applica il metodo “cognitivo-emozionale” studiato ed applicato dalla dottoressa per dare valore alle emozioni nel processo di apprendimento dove l’errore cede il posto all’opportunità.


Questo libro è una diagnosi, ma è anche la cura, ti trasmette o ti fa tornare la voglia di insegnare che viene da “in-segnare”, lasciare un segno. Non un marchio, nemmeno un voto, ma un segno che, se impresso bene, può diventare anche un sogno!

_

Giovani Compositori

Maestro Gianni Console

I ragazzi di “OltreScuola, liberi di imparare” coinvolti dal grande Maestro Gianni Console hanno avuto la grande opportunità di comporre una canzone comprendendo tutto il lavoro che c’è dietro una creazione artistica.
I ragazzi sono stati immersi in un mondo molto complesso, quello del cantautorato, dando vita a questo bellissimo lavoro.
Il processo di composizione ha seguito diversi passaggi obbligati che i ragazzi hanno acquisito e messo in pratica:

  • Scelta di uno stile musicale
  • Scelta di un tema per la composizione del testo
  • Metrica musicale del testo e rime
  • Struttura, strofa, ritornello, ponte e parte strumentale
  • Scelta dei suoni e composizione della musica utilizzando dei controller USB MIDI e Garage Band
  • Esercitazione vocale
  • Fase di incisione delle voci con registratore multitraccia Logic
  • Registrazione di alcuni strumenti musicali suonati dai ragazzi
  • Editing e manipolazione del suono con alcuni Waves Plugins
  • Riprese video, montaggio e sincronizzazione audio-video

Per i ragazzi ed il Maestro è stata un’esperienza che è andata oltre l’insegnamento scolastico, c’è stata sinergia, empatia e voglia di creare. Tutto questo ha onorato e dato merito al duro lavoro dei grandi cantautori.
Buon ascolto!

_

Non chiamatela gita d’istruzione

Oggi si rimproverano i ragazzi di essere sempre connessi con la tecnologia, in realtà sappiamo bene che è solo un vuoto, un silenzio che vogliono riempire per non guardare negli occhi la loro solitudine.
Così abbiamo scelto di portare i ragazzi in gita, ma non una gita fatta di musei e luoghi di cultura, siamo andati in un rifugio di montagna per tre giorni, senza cellulari, dove l’unico contatto è stato quello con la natura.
I ragazzi si sono misurati con i propri limiti, con le proprie ansie, insicurezze senza potersi rifugiare nella tecnologia. Hanno vissuto esperienze di adattamento, di problem solving, di collaborazione e condivisione. Si sono guardati dentro, hanno silenziato la mente per poter ascoltare il cuore!
Così siamo partiti con ragazzi agitati ed irascibili e siamo tornati con ragazzi diversi, cambiati nel modo di parlare, nel modo di comportarsi, nel modo di essere.

Stare a contatto con la natura li ha messi in connessione con loro stessi assaporando il bello del so-stare, della lentezza, del silenzio, dell’armonia tra il corpo e la mente.
Questa meravigliosa esperienza con i ragazzi mi dà conferma che non sono le tecnologie il vero problema, ma l’assenza di adulti di riferimento disposti a donare il loro tempo per guidare i ragazzi nel processo di crescita attraverso esperienze significative.

Pedagogista Rosalba Bratta