Vorrei scrivere una lettera al Ministro Valditara per spiegare quanto sia importante affrontare con serietà e competenza i temi legati all’affettività e alla sessualità sin dalla scuola primaria.
Parlarne non è solo un fatto naturale, ma anche culturale: riguarda la possibilità di apprendere, di costruire consapevolezza, di ricevere informazioni corrette. Ed è proprio per questo che la scuola non può sottrarsi.
Molto spesso, di fronte a questi argomenti, gli adulti scelgono il silenzio.
Un silenzio che però non protegge: crea tabù, genera censure, rallenta e condiziona negativamente i processi di crescita.
Quando il mondo adulto tace, a parlare sono i social. E i social, oggi, rappresentano un ecosistema che troppo spesso trasmette contenuti distorti, superficiali, sbagliati e talvolta inquietanti.

Parlare di sessualità in modo sereno e adeguato all’età consente agli adulti — insegnanti e genitori — di aiutare i bambini e i ragazzi a integrare questo tema nel loro progetto di vita come componente di benessere.
Serve un clima emotivo disteso, un linguaggio chiaro, semplice, positivo.
Serve la presenza dell’adulto che accompagna, ascolta e risponde, invece di lasciare che siano altri a farlo.
Perché, se non saremo noi a parlarne, lo faranno i social al nostro posto.
E lo faranno nel modo peggiore, con il rischio concreto di trasmettere messaggi violenti e profondamente distorti sull’affettività e sulla sessualità.
Affrontare questi temi a scuola non significa anticipare esperienze, ma offrire strumenti. Non significa sostituirsi alla famiglia, ma affiancarla.
Significa garantire ai bambini il diritto di crescere in un contesto che dà parole corrette alle domande che già hanno, e che avranno sempre di più.
La scuola è il luogo dell’educazione e della relazione.
E l’affettività, prima ancora della sessualità, è parte integrante del loro modo di stare al mondo. Ignorarla non la cancella: la rende solo più fragile nelle mani sbagliate.
Pedagogista Rosalba Bratta