
Oggi si rimproverano i ragazzi di essere sempre connessi con la tecnologia, in realtà sappiamo bene che è solo un vuoto, un silenzio che vogliono riempire per non guardare negli occhi la loro solitudine.
Così abbiamo scelto di portare i ragazzi in gita, ma non una gita fatta di musei e luoghi di cultura, siamo andati in un rifugio di montagna per tre giorni, senza cellulari, dove l’unico contatto è stato quello con la natura.
I ragazzi si sono misurati con i propri limiti, con le proprie ansie, insicurezze senza potersi rifugiare nella tecnologia. Hanno vissuto esperienze di adattamento, di problem solving, di collaborazione e condivisione. Si sono guardati dentro, hanno silenziato la mente per poter ascoltare il cuore!
Così siamo partiti con ragazzi agitati ed irascibili e siamo tornati con ragazzi diversi, cambiati nel modo di parlare, nel modo di comportarsi, nel modo di essere.

Stare a contatto con la natura li ha messi in connessione con loro stessi assaporando il bello del so-stare, della lentezza, del silenzio, dell’armonia tra il corpo e la mente.
Questa meravigliosa esperienza con i ragazzi mi dà conferma che non sono le tecnologie il vero problema, ma l’assenza di adulti di riferimento disposti a donare il loro tempo per guidare i ragazzi nel processo di crescita attraverso esperienze significative.
Pedagogista Rosalba Bratta
