
Questo libro è il risultato di anni di osservazione e di studio che l’autrice continua ancora ad approfondire sui processi educativi e di apprendimento di bambini da tempo “traghettati nel dolce naufragar dell’educazione”. Traghettate è sinonimo pietoso di trascinate, in una scuola-torrente che privilegia la “cieca obbedienza” e fa l’esatto contrario di quel che dovrebbe: anziché tirar fuori butta dentro.

È un libro che fa riflettere sul compito della scuola che ancora oggi prepara al passato, ignora il presente esclude il futuro, che somministra compiti e voti come un medico prescrive medicine mirando ai sintomi e non alla malattia.
Rosalba Bratta suggerisce come abbassarsi, anzi issarsi all’altezza dei bambini e pensare ad una scuola a loro immagine e somiglianza tagliata sui cinque bisogni: fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, sociali ed evolutivi.

Una scuola senza voti, senza compiti a casa senza l’obbligo primitivo di restare inchiodati al banco, una scuola che applica il metodo “cognitivo-emozionale” studiato ed applicato dalla dottoressa per dare valore alle emozioni nel processo di apprendimento dove l’errore cede il posto all’opportunità.
Questo libro è una diagnosi, ma è anche la cura, ti trasmette o ti fa tornare la voglia di insegnare che viene da “in-segnare”, lasciare un segno. Non un marchio, nemmeno un voto, ma un segno che, se impresso bene, può diventare anche un sogno!